Affrontare gli scarti di realtà

La nostra mente genera continuamente scarti di realtà, piccoli e/o grandi. Tuttavia, è alla nostra risposta ad essi che dobbiamo dare attenzione: per esempio, spesso rimaniamo invischiati in pensieri e ruminazioni e ne siamo paralizzati. Dobbiamo allenarci a creare uno spazio fra noi e gli scarti, che ci porti verso le azioni che vogliamo intraprendere, alla luce delle cose per noi importanti.

Ansia e Acceptance and Commitment Therapy

Spesso, per cercare di abbassare l’ansia, svolgiamo azioni che intralciano il raggiungimento dei nostri obiettivi. Se ci esercitiamo a stare con l’ansia, possiamo evitare azioni inopportune. Non è importante non provare ansia (cosa peraltro impossibile), ma fare le cose per noi importanti, svolgendo azioni alla luce dei nostri valori.
Non possiamo controllare i nostri pensieri e le nostre emozioni, ma possiamo scegliere come comportarci. Ed una vita è ricca e significativa, non se stiamo bene (la sofferenza è parte della vita e senza di essa non potremmo apprezzare i momenti di felicità), ma se agiamo secondo i nostri valori.
La mindfulness (consapevolezza) può diventare uno stile di vita: prestare attenzione al momento presente con accettazione ed in modo defuso, osservando quello che accade, ci permette di avere una visione più chiara di noi stessi, del mondo che ci circonda e di come interveniamo sul mondo esterno.

Satchel Paige

Ecco un’alternativa alla ricerca dell’eterna giovinezza, suggerita da un famoso giocatore di baseball: “L’età non è un problema. È una questione di dominio della mente sulla materia: se noi non ci facciamo caso, non conta”.

“Crimini genitoriali” e assoluzione

Trudy Goodman chiama “crimini genitoriali” gli errori che commettiamo quando accudiamo ed educhiamo i nostri figli. Condannarsi per essi serve a poco. Porta a cercare di rimediare con gesti eccessivi e controproducenti: si cede alle richieste dopo essere stati troppo duri o si diventa troppo duri dopo aver ceduto. Inoltre, condannandoci, diventiamo più insicuri e meno capaci di affrontare efficacemente le sfide future. Può esserci, invece, utile la pratica della mindfulness.

Viktor E. Frankl

“Tra stimolo e risposta c’è uno spazio.  In quello spazio è il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta si trova la nostra crescita e la nostra libertà.”

“Più che esistere, noi avveniamo” (Andrew Olendzki)

Il Sé è un processo: ogni volta che abbiamo un contatto sensoriale, delle percezioni, delle reazioni emozionali e delle risposte abituali, la nostra idea di noi stessi rinasce. Quando ci descriviamo a parole, in termini di ruoli sociali, risorse, limiti e preferenze, trasformiamo questo processo fluido in un’idea di qualcosa di solido e stabile. Il Sè “avviene” così: la nostra mente crea un’illusione di continuità a partire dalle esperienze immediate. La meditazione di consapevolezza può aiutarci a vedere questo fenomeno in azione e a diventare di conseguenza più flessibili nelle relazioni.

Alimentazione inconsapevole nel binge eating

Quando si trangugia il cibo in genere si pensa ad altro e non si assapora veramente ciò che si mangia. Non cogliamo le sensazioni di sazietà più sottili e pensiamo al boccone successivo prima ancora di avere finito di masticare quello che abbiamo in bocca. A volte mangiamo per calmarci o per distrarci da pensieri o stati d’animo spiacevoli. Non apprezziamo veramente il cibo perché non lo assaporiamo e non facciamo caso alla fatica che è servita per ottenerlo e prepararlo. Mangiare in questo modo può dare conforto per qualche momento, ma non è un’esperienza molto ricca o significativa e spesso crea problemi di salute.