Diabete

Il diabete di tipo II è d’interesse per gli psicologi per via dei fattori di rischio comportamentali che contribuiscono alla sua insorgenza (età adulta), della sua relazione con lo stress, delle conseguenze psicologiche del vivere con una malattia cronica e per via dell’aderenza ai programmi di trattamento.
In coloro che ricevono tale diagnosi è comune all’inizio fare esperienza di una grande varietà di risposte emozionali, tra cui lo shock, la rabbia, la depressione ed il rifiuto. Ciò può continuare per qualche tempo: la depressione e l’ansia sono più comuni tra gli individui con diabete, rispetto alla popolazione generale (Katon & Sullivan, 1990). Questo ha impatto non solo sul funzionamento psicologico, ma anche su quello fisiologico: è stato dimostrato che l’angoscia porta a crescenti difficoltà nella regolazione dei livelli di zucchero nel sangue (Brand, Johnson & Johnson, 1986).
Similmente alle scoperte sul cancro, la ricerca indica che i malati di diabete che si avvalgono dei comportamenti di coping evitanti tendono anche a riportare una qualità di vita più povera e maggiori livelli di depressione. Chi fornisce il trattamento è quindi invitato a incoraggiare i pazienti a riconoscere e accettare la loro malattia e il loro nuovo stile di vita, piuttosto che assumere comportamenti evitanti e creare potenzialmente ulteriore stress legato al loro stato di salute.
Come molte malattie croniche, la sua cura dipende dall’aderenza alle raccomandazioni sul trattamento. Quando vi è aderenza, spesso la malattia può essere ben controllata. Tuttavia, l’aderenza ai programmi di autogestione è molto bassa; e ciò ha serie conseguenze sulla salute, inclusi la potenziale cecità, la neuropatia e la perdita di un arto. La non-aderenza è comune in particolare tra coloro che affrontano la malattia attraverso i meccanismi più evitanti. L’evitamento è utilizzato più frequentemente per creare un falso senso di comfort e di distanza dalla malattia, ma così facendo la persona è meno attenta ai suoi bisogni fisici ed è meno probabile che adotti un comportamento di gestione della malattia.

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